La mostra/

Con gli occhi e con le parole

Budrio nella vita e nelle opere di Fedora Servetti Donati

A 20 anni dalla scomparsa di Fedora Servetti Donati, questa mostra ripercorre il suo lavoro con lo sguardo rivolto alla sua utilità nel presente.

La storica e studiosa budriese ci ha lasciato un grande patrimonio di conoscenza, testimoniato dalle sue numerose pubblicazioni profondamente connesse con il territorio budriese, ma utilissime anche per capire grandi trasformazioni storiche di più ampio respiro.

Infatti, la volontà di studiare il passato della propria comunità nasce dal suo desiderio – che questa esposizione vuole recuperare e rilanciare – di leggere la storia e ricomporne fili per meglio comprendere il presente e immaginare il futuro: perché le vicende dei luoghi, delle comunità e delle persone che Fedora ha raccolto e trasmesso ci insegnano che la storia non inizia e non finisce con noi.

L’idea dalla quale siamo partiti è un percorso tematico ed espositivo che mette al centro i principali oggetti di studio e il metodo che ha sviluppato con, sullo sfondo, la centralità della scuola e il territorio come perimetro culturale e sociale.

Il risultato è una mostra che segue tre traiettorie.

La prima è il percorso che racconta la vita e il lavoro di Fedora. È la mostra vera e propria. Il ritratto di una donna curiosa e appassionata e dell’amore per la conoscenza e la ricerca – storica, culturale, sociale – che sono state le sue stelle di riferimento. Un percorso in cui le sue dimensioni – quella personale, quella professionale e quella pubblica – si incrociano continuamente perché è impossibile tenerle separate, tanto ognuna ha influenzato le altre e viceversa, in un gioco di ricorsi e rimandi.

La seconda è un viaggio alla scoperta o riscoperta di Budrio. Una terra e le sue genti, le comunità e le vicende che ne hanno accompagnato la vita e le trasformazioni, che Fedora ha raccontato da punti di osservazione differenti: quello dei toponimi, quello delle forme in cui la comunità si organizzava per idee, interessi e bisogni, quello di personaggi che attraverso i loro soprannomi diventano altrettante occasioni per raccontare le storie di gente che non ha storia e con esse quelle del paese. Ricerche che hanno preso forma partendo da un’intuizione o da un desiderio e, a volte, dal caso che gioca a sorprenderci.

La terza, infine, è una rassegna sulle forme del racconto e della narrazione. In un tempo in cui le cose che sappiamo ci arrivano in modalità online, fast, short e visual e – come sostiene (in una recente íntervista a “La Repubblica”) il filosofo sudcoreano  Byung-Chul Han – “svaniscono dopo esser state velocemente notate”, questi assaggi delle pagine di Fedora, ricche di citazioni, note e inviti all’approfondimento, ci ricordano che il compito delle parole che scriviamo è di essere comprese, ricordate e utilizzate da chi le legge. 

Per farlo occorre che siano ricercate, pensate ed esposte con tutta la cura di cui siamo capaci.